Come affrontare i debiti scolastici

Estate non fa rima con promozione e lo sanno bene tutti quegli studenti che stanno aspettando l’uscita dei quadri scolastici: per qualcuno il debito da superare a settembre sarà più di uno.

Una recente statistica afferma che circa il 42% degli studenti italiani, anche quest’anno, sarà promosso con almeno un debito.

Il numero non è marginale, poichè parliamo di quasi la metà delle menti future in formazione.

Ma non dobbiamo allarmarci, in quanto le motivazioni che portano ad un’insufficienza non sono sempre dovute alla mancanza d’impegno da parte dell’alunno rimandato.

Come può un genitore far superare un debito scolastico?

In primo luogo ci tengo a precisare che nessuno può far superare l’esame di un’altra persona (nemmeno mamma e papà), ma questo non vuol dire che qualche accorgimento (che non siano solo le lezioni private o la reclusione punitiva domestica), non possa rendere questo accadimento più certo.

La primissima cosa da fare è, senza dubbio, capire il motivo dell’insufficienza.

Tra i possibili:

  1. Lo scarso impegno
  2. Il sottovalutare la materia
  3. L’avere delle lacune importanti sul programma precedente
  4. L’avere un cattivo metodo di studio (quindi produrre poco e male)
  5. Il non capire la materia e/o il non seguirla in classe
  6. Il pensare che la materia non sia importante per il CV scolastico scelto (es “non studio matematica perchè sono iscritto al classico).

Certamente alcuni di voi staranno aggiungendo “7) Il professore è cattivo “, 8) Il professore ce l’ha con me”, 9) il professore non mi ha dato modo di recuperare” ecc …

Comprendo a pieno quanto siano complessi i rapporti tra alunni (e per alunni intendo adolescenti) ed insegnanti, l’enorme mole di lavoro e l’infinito programma da consegnare e firmare a fine anno, spesso rendono la comunicazione in classe deficitaria, con il risultato di occupare una cattedra piatta e partorire una classe spenta e disinteressata.

Purtroppo questo articolo non si concentrerà sulle soluzioni circa il possibile svecchiamento del sistema scolastico, bensì su come affrontare un “inciampo”, che si chiama debito di fine anno .

Prima regola (anche se so che molti di voi non continueranno a leggere l’articolo dopo questa affermazione, sono costretta a procedere per il vostro bene) : il docente ha sempre ragione.

E’ così, è così anche nelle situazioni più ambigue e questo perchè? Perchè la storia del mondo è scritta dagli uomini e dal loro giudizio imperfetto.

La scuola è una palestra di vita dove troverete giustizie ed ingiustizie (rimaniamo sempre sul piano di una “incomprensione” lecita).

A volte si vince, a volte si perde e quando si è principianti, spesso, si scende dal ring a testa bassa e doloranti.

Come aiutare allora uno studente, ragionevolmente stanco, a studiare d’estate?

Certamente questo è stato un anno molto particolare, alterato dall’emergenza sanitaria.

Non abbiamo riscontri del passato circa il risultato di una scuola on-line prolungata in età scolare e sia alunni che insegnanti sono stati sottoposti ad un profondo stress accademico di considerevole importanza.

Ma, per quanto la situazione sia stata complicata (per tutti), i quadri parlano chiaro e il Covid può essere stato solo complice di una eventuale insufficienza, il resto è farina del vostro sacco (o meglio, la poca farina che avete messo nel sacco).

Come detto precedentemente, la prima cosa da fare, oltre che rimboccarsi le maniche è quella di comprendere il motivo del debito (comprendere il REALE, personale, motivo del debito e non il motivo esterno che ha indotto voi al debito).

Escludere in primis l’insegnante come possibile causa è essenziale anche ai fini di una crescita personale (inoltre se il problema fosse solo il docente, nessuno in classe avrebbe avuto 8 o 9 in pagella …): l’alunno non solo deve sempre essere in grado di superare le prove che gli vengono poste ma deve essere capace di autocritica.

Ricordate che è l’alunno che mette un docente nelle condizioni di bocciare e non il contrario.

Proprio per questo, sarebbe necessario che ogni studente possa conoscere le griglie di valutazione della verifica, al fine di prendere coscienza dei criteri richiesti per la sufficienza.

Una volta compresa la causa, bisognerà analizzare da quando è iniziato il “problema” e da quanto dura … (certamente se si tratta di una sola annualità particolarmente difficoltosa, non c’è da allarmarsi, si recupera senza troppo sforzo, se invece il risultato è dato da una mancanza delle basi della materia stessa, il discorso si complica un po’ …)

Una volta compreso il problema e la “gravità” del problema, in primo luogo, consiglio di parlare serenamente con il ragazzo/a senza accuse (attenzione: una sola volta potrebbe non bastare anche se vi sembrerà che il vostro discorso sia stato accolto con maturità ed entusiasmo, probabilmente vostro figlio/a ha fatto “sì” tutto il tempo con la testa solo per concludere la pantomima quanto prima … lo fanno! Sono ragazzi) e cercare di spronarlo/la a comprendere quale sia la difficoltà che potrebbe ripresentarsi nel periodo del recupero.

Tra queste supponiamo:

  1. Una scarsa curiosità verso la materia (può succedere, anzi è una delle motivazioni maggiori che spinge lo studente a non rendere)
  2. Il poco tempo per lo studio ( spesso, soprattutto i ragazzi di oggi, svolgono tantissime attività extrascolastiche, affaticando lo studio quotidiano, questo porta necessariamente il ragazzo/a a dare priorità alle materie che ritiene più facili e veloci)
  3. Una scelta errata degli studi (su questo vorrei scrivere un articolo a parte perchè è un tema troppo complesso ed ampio)
  4. Una problematica generale con la materia per un mal percorso precedente ( poco sviluppo linguistico, compiti non svolti con regolarità, assente autonomia del bambino-studente, mancanza di metodo di studio umanistico e matematico, poca comunicazione circa il disagio scolastico vissuto).
  5. Un possibile disturbo dell’apprendimento non certificato quale dislessia, disgrafia, discalculia, deficit dell’attenzione ecc …

Non esiste una soluzione uguale per tutti, perchè ogni studente ha la propria storia, la propria sensibilità e il proprio talento – cercate di vestire il consiglio addosso ai vostri figli.

Per ogni caso bisogna studiare attentamente la migliore strategia di recupero (che purtroppo non sempre è la più breve).

Apprendere un metodo necessità di concentrazione e pazienza, la stessa che dovreste avere quando ricercate un tutor per i vostri figli (infatti il primo filtro non dovrebbe essere “fascia di prezzo più bassa” ma “alto range di competenze o referenze”).

Chiariti tutti i punti precedenti, create con i vostri figli un calendario che garantisca riposo e dovere – iniziare ad abituare i ragazzi all’uso dell’agenda potrebbe essere davvero positivo per una maturità personale e professionale.

Date qualche settimana di sfogo, fa caldo e duecento giorni di scuola si sentono, anche se non si è studenti modello.

Se siete già voi genitori esperti nella materia da recuperare, potreste indicare ai vostri figli un programma settimanale di studio da seguire quale: un tot di pagine al giorno e dei test (ci sono molte piattaforme da cui scaricare il materiale).

Alla fine di ogni modulo sarà opportuno creare una verifica specifica ed una prova orale da concordare.

Ma sappiate che dovrete essere ligi, creando delle griglie incorruttibili per la correzione: in quel momento non avrete davanti i vostri figli bensì il loro futuro.

Il compito del ragazzo/a sarà quello di svolgere quando vuole, entro un tot di giorni, i compiti assegnati.

A fine giornata potrà porvi alcune domande sugli argomenti poco chiari (possono scrivervi anche un’email, esattamente come farebbero nel proprio Classroom).

Ma attenzione! Non solo voi dovrete rispondere e farvi trovare preparati ma dovrete saper interpretare nella maniera corretta questa espressione ricorrente:

non ho capito” .

Cos’è che non hai capito? Il linguaggio? L’esperimento? La regola grammaticale?

Il “non ho capito” spesso cela il poco impegno e la poca voglia di sforzarsi.

Forse il capitolo era troppo lungo da leggere?

Controllate prima di perdere tempo ed energie, probabilmente lui/lei non hanno svolto il lavoro assegnato e cercano scuse.

Se non si sa che cosa non si è capito o se rispondono agitati con un “tutto!!!

probabilmente il libro è servito per sventolare i capelli sul nuovo balletto Tik Tok, postato nelle ore in cui sono stati chiusi in camera.

Non arrabbiatevi… succede nell’ 80% dei casi …

vorrà dire che il ragazzo/a, data l’enorme difficoltà mostrata, dovrà rinunciare ai giorni liberi concordati sul calendario, perchè necessita di più tempo per recuperare …

Intanto togliete uno (e non cedete!).

Genitori in veste “tutor,” siate pazienti! Se un docente supera l’anno pur avendo in media almeno cinquanta studenti, potrete farcela anche voi e sarà comunque una bellissima esperienza conoscere eventuali “limiti/difficoltà” dei nostri figli, può aiutare a creare un rapporto più solido e disincantato.

I miei figli non studiano con me, come posso fare? Non ho abbastanza denaro per pagare un tutor.

Questo è un problema attualissimo e lecito.

Attuale perchè la disoccupazione è un dato oggettivo presente nel nostro Paese (causa Covid o meno).

Lecito perchè, indipendentemente dal tipo di lavoro che si svolge, gli stipendi sono diversi così come le esigenze.

In questo caso specifico, potreste o informarvi su un eventuale tutor (anche on line) che svolga un “programma di recupero” per più persone (così che il costo possa essere molto basso ma il ragazzo/a sarebbe seguito) oppure, potreste organizzare un gruppo studio con altri compagni che hanno avuto le stesse difficoltà ma in altre materie, creando uno “scambio” di lezione a costo zero ma a didattica 100.

Inoltre Internet è pieno di video, tutorial ed approfondimenti gratuiti: a volte la sola lettura non basta, visualizzare la tematica attraverso più tecniche (anche solo immagini didascaliche, ad esempio), può rendere più chiaro un concetto che a parole risulta astruso ed incomprensibile.

In alcune circostanze voi genitori siete autorizzati a smettere di aiutare. State a guardare.

So che quanto scritto può sembrare crudele e innaturale ma alcuni ragazzi hanno bisogno di perdersi per ritrovare la giusta via.

No, non sono “casi umani”, nè hanno problemi profondi irrisolti, sono solo adolescenti.

Certamente nessuno desidera che un figlio venga bocciato e tutti vorremmo piangere abbracciati a loro, il giorno della laurea con lode ad Oxford ma questo non è il destino riservato ad ogni studente che si rispetti (non a caso la scuola dell’obbligo è fino ai sedici anni).

Lo studio crea maggiori possibilità di successo per il futuro ma, al tempo stesso, bisogna rispettare le peculiarità di ogni singola persona, dando spazio ed importanza anche al talento naturale (il quale necessita comunque di studio e dedizione).

Ci tengo a precisare che questo non vuol dire lasciare i figli allo sbando permettendo di trascurare alcune importanti fasi dell’apprendimento, bensì di non punirli solo per le mancanza oggettive ma indorare la pillola bilanciando con i risulti positivi ottenuti (nello sport, nel teatro, nel volontariato ecc…)

La scuola non è uno status quo.

Se non si capisce il senso di quello che si fa, i frutti potrebbero essere maturi ma poco succosi. Quindi che cosa ci farete? Probabilmente li butterete o li metterete da parte finchè fisiologicamente non marciranno ….

Questo è ciò che succede agli studi se non trovano sfogo in qualcosa di pratico ed attuale.

Puntate quindi sulla curiosità, sul risultato tangibile, sull’aspetto concreto della cultura! Mostrate quello che è possibile fare con quel preciso sapere che oggi , i vostri figli, per un motivo o per un altro, stanno rifiutando o non trovano interessante.

La cosa più importante è quindi tenere a mente un obiettivo, non tanti, e averlo chiaro.

Non esiste nessun risultato che sia solo spinto dal “dovere”: la prestazione potrebbe essere anche eccellente ma durerebbe troppo poco – un capitolo studiato a memoria sarà ben presto dimenticato però ne rimarrà l’incubo dello sforzo…

Provate a chiedere ad uno studente che impara a memoria di fare un collegamento? … vedrete che non ne sarà in grado, perchè non ha capito quello che ha appreso o meglio, è consapevole di non aver appresso nulla. Penserà che la scuola sia una perdita di tempo perchè non ha senso.

Se il ragazzo/a, anche dopo tanti tentativi, non comprende l’importanza di quello che gli state donando (ovvero un’istruzione), sappiate essere i primi ad accettare la loro immaturità. Il tempo passa per tutti e prima o poi chiunque sente l’esigenza di trovare un posto nel mondo.

Se non si vuole studiare, considerate l’idea di far lavorare i vostri figli d’estate … probabilmente, a meno che questi ultimi non trovino il mestiere dei sogni, torneranno pian piano, sui propri passi.

In un mondo che va così veloce, fermarsi può sembrare un fallimento ma nessuna esperienza, se scelta, lo è davvero.

Abbiate fiducia, il grande Aristotele, nell’Etica Nicomachea, diceva che l’uomo è spinto naturalmente verso la ricerca della felicità sfruttando le proprie virtù.

Non è mai troppo tardi per dare significato alla vita.

I vostri figli hanno molti più strumenti di quanto pensiate: non siate ciechi e abbiate il coraggio di guardali e valutarli, non siate sordi e abbiate la voglia di ascoltare le loro giovani idee strampalate senza metterle necessariamente da parte, non siate massa ma osservatori oggettivi, non siate scontati ma pronti a scommettere sul talento.

Siate voi, in primis, la scuola che desiderate.

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