Gelmini/Azzolina: dove sono i frutti?

E’ un momento di profondi cambiamenti e un “governo d’emergenza” ha appena firmato le ultime carte, ma quale sarà il futuro della scuola?

Premetto che il mio blog non sarò mai politico o politicizzato ma in un momento importante come questo, è giusto fare nomi e cognomi.

Per quanto sia necessario dare fiducia al governo (d’emergenza) entrante, le perplessità circa i “nuovi” ministri non si è fatta attendere. Questo perchè? Perchè nelle nostre orecchie sono riecheggiati nomi di persone che hanno già dato il loro contributo al Paese, gli stessi che, in diverse circostanze, non hanno riscontrato il consenso generale.

Un’amministrazione d’emergenza si presuppone essere formata da grandi professionisti, docenti universitari, ricercatori … Se il nostro governo è stato consegnato nelle mani di politici già presenti sul panorama parlamentare, perchè in passato non hanno mantenuto la nomina (e le aspettative)? Perchè sono stati sostituiti? Certamente la politica è un ramo complicatissimo e le motivazioni sono tante ma, non per questo, non è lecito non rispondere.

Per quale motivo la carica di ministro viene data sempre alle persone “sbagliate”?

E’ risaputo che gli italiani non sono mai contenti, come fai fai sbagli e la nostra politica è quella del “tutto e subito” altrimenti non funziona, ” avanti un altro!”.

Dal mio modesto punto di vista le nomine governative sono mal gestite, poichè rivestite da persone che nulla hanno a che fare col settore. Le lauree non rendono nè più speciali nè più intelligenti: spesso la profonda versatilità di contenuto dell’istruzione italiana, fa illudere che, ad esempio, un esperto di economia possa saper gestire il sistema scolastico, solo perchè ha superato al primo anno un esame in “Amministrazione pubblica” o perchè, avendo studiato tanto, conosce qualche professore e il mondo dell’istruzione.

Ma la verità è ben diversa.

Quante volte sentite che chiunque oggi, giudica il vostro lavoro con saccenteria? Tutti noi sappiamo che stare dall’altra parte è un’altra cosa e che un determinato mestiere lo si capisce solo quando si è davvero dentro al progetto.

Quindi non siamo qui per giudicare l’operato di persone che hanno rappresentato la scuola italiana, siamo qui solo per capire il motivo per il quale, le ultime figure che hanno amministrato questo grande circuito educativo, non abbiano funzionato.

Dal mio punto di vista il primo GAP parte dal CV – o forse i requisiti per accedere a certe cariche sono troppo ampi e/o generali.

Se prendiamo in considerazione la Dott.ssa Mariastella Gelmini, per quanto avvocato e donna di esperienza in campo legislativo, quest’ultima non ha mai davvero conosciuto il mondo della scuola. Se fosse stato così avrebbe compreso quanto sarebbe stata necessaria una riforma che includesse nuovi servizi, senza “spezzettare” quelli già esistenti.

Non è con un nuovo taglio che i nostri capelli cambieranno di quantità, qualità e struttura!

“Conta la volontà di fare e un progetto iniziale” – No, per la scuola questo modus operandi non va bene, una riforma deve avere un piano dettagliato che indichi con certezza quale sia il reale beneficio dell’investimento a lungo termine.

Se la Dott.ssa Gelmini avesse conosciuto i differenti sistemi universitari, non sarebbe stato permesso di ipotizzare corsi di lauree in una formula “3+2”. Non sarebbe stato permesso neppure di mettere mano sul sistema di graduatorie, senza considerare prima un reale percorso di formazione pre docenza. I veri insegnanti sono pochissimi, tutti gli altri che lottano per la terza e la seconda fascia, sono solo persone laureate in cerca di una chiamata, di una speranza e di un impiego – ma la colpa non è la loro!

Insomma il CV da avvocato della Dott.ssa Gelmini, può senza dubbio aiutarla nella gestione di pratiche amministrative ma non progettuali.

Un botanico non insegna fisica nucleare, nè un archeologo si occupa di saloni di bellezza. Ma il nostro motto sembra essere ” in Italia tutto è possibile!”

ed io urlo:

Ad ognuno il proprio campo!

Abbiamo avuto un ministro docente: Lucia Azzolina è idonee eppure “siamo scivolati sui banchi a rotelle!”
Con Lucia Azzolina ci eravamo avvicinati al traguardo ma, purtroppo, quest’ultima, data anche l’età, non vantava nel 2020 di alcuna esperienza politica rilevante per rivestire un ruolo così complesso.

Spesso ci è capitato di sentirci sminuiti nel lavoro poichè la nostra parole valevano meno di “zero”.

Si chiama gavetta (tranquilli detesto anche io questa fase).

Se per svolgere lavori umilissimi, vengono richieste referenze, prove, contratti brevi ecc … immaginiamo per un lavoro come quello di Ministro dell’Istruzione!!!(già solo nel pronunciare queste tre parole ne sento il peso della responsabilità).

MINISTRO DELL’ISTRUZIONEEEE … – Dai, su, ripetilo anche tu 🙂

Per quanto l’ Azzolina abbia avuto esperienze sindacali, gestire un paese è tutt’altra cosa!

Cariche così delicate devono essere ricoperte da persone che vantano un CV variegato e, se mi permettete, caratterizzato anche da esperienze estere.

Da ciò che viene riportato, nemmeno la conoscenza della lingua inglese da parte della Dott.ssa Azzolina era sufficiente ai fini dell’incarico proposto.

Certamente gli interpreti ancora ce li possiamo permettere ma, dal mio punto di vista, è necessario che un ministro dell’istruzione conosca le procedure delle scuole internazionali ai fini di un’educazione all’avanguardia e globale (e credetemi ci vuole davvero molto per capirle!)

Non solo i figli delle persone benestanti dovrebbero poter aver accesso dopo il liceo, alle grandi università: i sistemi attuali possono essere completamente smantellati e ricostruiti, ma sulla base di un progetto che abbia davvero uno scopo!

IDEA —- PROGETTO = SCOPO —> VERIFICA DELLO SCOPO

… Ma manca sempre qualcosa.
Cosa?

In primis quel che manca è l’onestà: in questa “formula matematica” è l’onesta, l’onestà nel proporre un sistema che spieghi davvero come girino le cose in Italia e quale sia il reale investimento dato all’istruzione.

Se all’importanza del diploma non ci crede in primis lo Stato, come possiamo crederci noi? Come possiamo convincere i nostri figli che studiare bene renda migliori?

Il liceo, ad esempio, è divenuto uno “status quo” e non è così che dovevano andare le cose! Un paese che vanta l’eccellenza non può permettersi un sistema così generalizzante e qualunquista.

L’Italia è una nazione da riscrivere da capo ma solo con un governo giusto, composto da uomini giusti potrà progettarne, quantomeno, la prefazione.

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