Riapriamo la scuola: è possibile in sicurezza?

I presidi e le presidi degli istituti scolatici italiani rimangono perplessi dinanzi la decisione del Governo di riaprire le scuole completando il ciclo annuale in presenza.

Riaprire la scuola sì, ma in sicurezza.

Queste sono le parole che ripetono tutti i telegiornali e che riporta ogni quotidiano.

Ormai sembra più uno slogan di una pubblicità piuttosto che l’allarme di paura che viene lanciato dagli istituti ormai in ginocchio.

La scuola è stata un “massacro” per tutti, a mio avviso, ancor più duro dello scorso anno. I mesi della “DAD ad intermittenza” sono stati fin troppi per chiunque!

I bambini, gli adolescenti … hanno vissuto senza dubbio mesi frastornanti così come le famiglie, le quali sono dovute intervenire attuando una qualunque strategia, al fine di far quadrare tutto. Anche gli insegnanti sono stanchissimi, la preparazione delle lezioni, il numero di studenti da aiutare, i protocolli da seguire … sembrano essersi moltiplicati.

Un anno da non ripetere? Certamente non lo dimenticheremo facilmente ma per settembre tutto deve essere tornato nella norma.

Si parla di riaprire il 26 aprile, una data ufficiosa ma che apre le speranze anche a tutte quelle attività ancora chiuse, di ricominciare.

E mentre i pub, i ristoranti, gli uffici si preparano, la scuola fa il conto alla rovescia per l’imminente pausa estiva.

Manca poco più di un mese, una cinquantina di giorni ( non considerando gli esami), per firmare gli ultimi registri e per mettere nel cassetto il pc.

Lo sforzo degli studenti è stato enorme: esagerato per chi studia tanto, impegnativo per chi ha qualche difficoltà, disastroso per tutti gli studenti che già non si impegnavano abbastanza in presenza.

Bisogna riaprire il prima possibile, la DAD sta portando ad un profondo stress famigliare.

Senza dubbio è vero, degli effetti collaterali da pc ne parlano in molti. Tra i sintomi più evidenti constatiamo lo sviluppo di forme d’ansia, la pigrizia eccessiva e la mancanza di concentrazione (io aggiungerei anche un peggioramento didattico_soprattutto per le elementari).

Ma la colpa, a mio dire, non è di nessuno. Non si era preparati. La scuola, così come altre strutture, non avrebbe potuto prevedere tutto ciò.

Sono certa che sia stato dato il meglio, mettendo da parte anche le preoccupazioni personali dei docenti e del corpo collegiale (in fin dei conti anche loro sono persone!).

Siamo perennemente scontenti, qualunque decisione venga presa avrà sempre pro&contro. Cerchiamo di accettare e di essere noi adulti i primi propositivi.

Quello che sto per dire farà arrabbiare molti di voi ma, purtroppo, la verità è che non ci si può aspettare che la Politica risolva tutti i problemi (anche perchè nessun problema è mai davvero risolvibile al 100% _ altrimenti sarebbe stato un banale imprevisto).

Certamente un decreto non può rappresentare nè tutta l’Italia tanto meno il bene di ogni singolo cittadino, preso nome per nome, caso per caso …

In queste circostanze d’emergenza nazionale si parla di “provvedimenti” (che io protocollerei come “Il male minore“). Per questo nulla deve essere applicato con fretta eccessiva, tanto meno ci si dovrebbe fidare di chi sempre sa come risolvere la situazione: nessun uomo nasce imparato

(ricordiamoci che dal “male minore” ci vuole un attimo a passare al “male peggiore”).

Per quanto reputi che la scuola debba concludersi in Dad (si è fatto 30 facciamo 31 _ non sarà un mese a risolvere tutto), dall’altra parte so anche che la decisione, fra qualche giorno, non spetterà certo a me. Inutile lambiccarsi il cervello o scrivere poemi su Facebook di ribellione.

Nel caso in cui si procedesse con una qualunque proposta più o meno bizzarra, bisognerà fare i conti con la realtà dei fatti e trovare delle soluzioni per affrontare al meglio una nuova, momentanea regola d’emergenza, imposta.

Questo vuol dire che:

Non bisogna nè soccombere nè adagiarsi nè opporsi.

Bisogna analizzare la situazione che investirà comunque la nostra vita, cercare delle soluzioni (che possono arrivare anche non nell’immediato), e avere fiducia non del potenziale altrui bensì del proprio. Noi uomini siamo stati sempre in grado di reinventarci. Siamo ancora qui, più evoluti, più sani, più capaci.

Mettete da parte le opinioni (dove non servono) e lavoriamo affinchè questo mese sia davvero produttivo e in sicurezza.

Noi abbiamo davvero la chiave per far funzionare le cose.

Ma come fare? Come poter dare davvero un contributo? Organizzandovi senza aspettare che lo faccia qualcun altro per voi. Gli altri sono altri, tu sei tu e solo tu puoi conoscere le tue reali esigenze.

Mi rivolgo ai genitori, ai nonni, ai tutor, alle educatrici: impiegate questi giorni per programmare un piano fattibile, il quale possa ottimizzare i tempi, possa essere meno pericoloso per voi e per gli altri e dedicate del tempo a spiegare ai ragazzi come debbano comportarsi.

Qualcuno non sarà in grado di capire, qualcun altro non ascolterà ma qualcuno potrebbe fare la differenza.

Meglio pochi ma buoni.

Quello che si vede nei parchi e per le strade delle città non va bene.

Essere stufi è comprensibile ma non è una soluzione, toglietela dal piano.

Cerchiamo con umiltà di aprire gli occhi, non abbiate paura di scoprire che vostro figlio non indossi la mascherina quando esce con gli amici, abbiamo il tempo per educarli e per far capire loro che, anche essere responsabili verso gli altri è sinonimo di maturità.

Portate degli esempi concreti: stimolate i vostri figli a ragionare sulle conseguenze delle loro azioni, senza banalizzare o generalizzare.

PARLATE!

Scambiate opinioni: anche i giovani possono trovare delle soluzioni creative ed intelligenti che a noi sono sfuggite.

La parola chiave di questo “ultimo” periodo non può essere solo “sicurezza” ma anche rispetto.

Una pandemia è data dal numero dei morti e non dalla sopravvivenza del singolo.

La pandemia non si cura con l’egoismo perchè, di fronte alle possibilità della vita, siamo fortunatamente e sfortunatamente tutti uguali.

Cerchiamo soluzioni: partiamo dal rispetto.

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